Dolce

Sogno seadas di fine estate…

Ci sono domeniche uguali alle altre: a casa dei tuoi senza programmi e in compagnia di molta stanchezza da smaltire…
Poi ci sono domeniche che iniziano con “Martì [rigorosamente accento sulla i finale] se tra mezz’ora vieni da nonna facciamo le seadas”
Improvvisamente trovi una voglia di alzarti dal letto che neanche a Natale quando avevi 10 anni e ti aspettavano i regali! I propositi di riposo vengono archiviati alla velocità della luce e in un attimo hai le mani in pasta. Pronta a ricevere la sola eredità degna di essere raccolta e tramandata, fatta di tradizioni e gesti. Con la giusta lentezza nel giro di un’ora ti immergi in un mondo di sapere che non si può imparare dai libri. Un sapere antico che nessuna scuola ti potrà mai conferire. Il sapere dei nonni, dei bisnonni. Il sapere delle famiglie dei pastori che tornano dalla transumanza. Il sapere di una Terra intera: la mia. Respiri le tradizioni agro-pastorali dei giorni di festa diventando portatrice di una tradizione che da ora in avanti, anche grazie a te, durerà più a lungo.


Questa ricetta è fedele a quanto ho appreso, ma purtroppo sono i gesti che non si possono raccontare a parole a renderla speciale e unica. Io ci provo, ma promesso presto farò una video ricetta!

La seada (la “s” finale forma il plurale come in inglese) è un dolce dai mille nomi seadas, sevadas, sebada ecc. Tante ricette diverse che variano a seconda della zona della Sardegna. Il fattor comune di tutte le varianti è lui, il cuore della seada: il formaggio. Deve essere rigorosamente pecorino fresco (in alcune zone si fanno anche con formaggi vaccini o con mix dei due) lasciato inacidire (agedare in sardo) avvolto in un panno per alcuni giorni. Capire quando il formaggio è pronto resta il segreto inarrivabile della seada perfetta, per questo bisogna avere un pastore di fiducia o un ottimo rivenditore. Senza il formaggio giusto le seadas non vengono.

Anche la pasta è fondamentale. Deve essere morbida, ma non troppo e si deve stendere facilmente. Per questo le seadas si preparano con “sa pasta violada” una pasta che contiene anche uova e strutto tipica di molte preparazioni tipiche sarde, non ultima “sa panada” di cui devo ancora ereditare i segreti da Zia Mariaelena. Una cosa è certa la pasta non deve essere mai lasciata seccare o le povere seadas si spaccheranno in superficie, per questo mano mano che si preparano vengono coperte con un panno.

Il piatto è parte del servizio buono di Nonna Maria. Meraviglie dal sapore retrò.

Amiche e amici non sardi, se avete la fortuna di avere tra le mani il pecorino perfetto, non abbiate paura provate! Non è necessario essere nate nella meravigliosa isola di Sardegna per avere la capacità di lasciarsi permeare da queste tradizioni, la bravissima Elisa Di Rienzo (autrice del blog Il Fior di Cappero) in questo articolo da dimostrazione di aver appreso perfettamente l’arte della seada!

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