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Ritorno a scrivere… tra le vigne e i calici della Franciacorta

Sono passati la bellezza di 959 giorni dall’ultima volta che ho scritto su questo blog. Quasi tre anni di silenzio, non perché la mia passione per il mondo del food sia diminuita, ma perché l’arrivo travolgente di reel e video sui social ha sicuramente penalizzato chi, un po’ anacronisticamente, continua a raccontare le proprie esperienze battendo le dita sulla tastiera.
Per molto tempo mi sono chiesta quale valore aggiunto potesse offrire questo spazio. Non sapendo rispondere, finivo per non scrivere. Oggi non ho ancora una risposta, ma ho deciso che non ha molto senso continuare a chiedermelo. Il Quadernino è sempre stato per me uno spazio intimo di condivisione: un luogo in cui raccontare e condividere con gli altri il mio amore per il cibo e la cucina. So di non avere un pubblico capace di spostare le masse, ma continuerò a dire la mia, come in un piccolo diario di viaggio. E a proposito di viaggi, torno senza ricette, ma con il racconto di 48 ore intense in Franciacorta, alla scoperta di uno dei territori vitivinicoli più famosi d’Italia.

È stata una corsa contro il tempo per visitare cinque cantine e scoprire le loro interpretazioni di un vino che ci ha rapiti e fatti innamorare. E no, non chiamatelo Prosecco: il Franciacorta è uno spumante prodotto con il metodo classico, simile allo Champagne per il metodo di produzione e per alcuni dei vitigni utilizzati.

Visitare la cantina Berlucchi è stato emozionante. Trovarsi davanti alla prima bottiglia di Pinot di Franciacorta significa ripercorrere le origini del Franciacorta moderno, nato da un incontro e da un’intuizione. Guido Berlucchi aveva chiesto al giovane enologo Franco Miliziani di aiutarlo a migliorare il suo vino bianco. Miliziani, però, aveva anche un progetto ambizioso: produrre uno spumante alla maniera dei francesi.
Berlucchi accolse la proposta e, insieme all’amico Giorgio Lanciani, diede avvio alle sperimentazioni. Dopo alcuni tentativi, nel 1961 furono sigillate le prime bottiglie di Pinot di Franciacorta. Assaggiate l’anno successivo, si rivelarono un successo. Da lì comincia la storia delle bollicine che oggi identificano questo territorio.

Dietro un calice di Franciacorta ci sono il coraggio di un giovane enologo, la fiducia di chi scelse di credere nella sua idea e oltre sessant’anni di storia. Durante la degustazione abbiamo assaggiato tre vini iconici. A restarmi impresso è stato soprattutto il Vintage Nature Terroir, annata 2020: un vino lontano dalla linea più commerciale della cantina, capace di ammaliare, stupire e persino ingannare. I sentori di frutta e pasticceria regalano una sensazione quasi dolce, nonostante il bassissimo contenuto di zuccheri.

Il successo del vino creato da Berlucchi e Miliziani si diffuse rapidamente in tutto il territorio tra il lago d’Iseo e Brescia. Nel 1995 arrivò il riconoscimento della DOCG.

Oggi la Franciacorta offre un panorama variegato: accanto a cantine di fama mondiale come Berlucchi e Ca’ del Bosco, ci sono realtà familiari che raccontano nel calice la propria idea di vino, di impresa e di famiglia. È il caso di Ferghettina, della famiglia Gatti, dove la tesi di laurea del figlio Matteo è diventata un tratto distintivo della cantina: la bottiglia dalla base quadrata, progettata per aumentare la superficie di contatto tra il vino e i lieviti durante l’affinamento. Una scelta che si esprime al meglio nel loro Satèn.

Tra le tipologie che ho scoperto in Franciacorta, il Satèn mi ha conquistata per eleganza e morbidezza. È prodotto con uve bianche, soprattutto Chardonnay e, in misura minore, Pinot Bianco. La pressione in bottiglia, più contenuta rispetto a quella degli altri Franciacorta, non supera le cinque atmosfere. Ne nasce una spuma fine e cremosa, con una sensazione avvolgente e setosa: proprio quella che il suo nome evoca.

La Franciacorta, però, non vive di sole uve bianche. I rosé offrono un ampio ventaglio di sfumature e caratteri. Tra quelli assaggiati, il Rosé di Barone Pizzini mi ha colpita per freschezza e personalità. È un Franciacorta biologico a prevalenza di Pinot Nero, con una piccola percentuale di Chardonnay. Al naso e al palato richiama i frutti di bosco e il melograno, accompagnati da note fresche e speziate. L’energia del Pinot Nero e la piacevolezza delle bollicine ne fanno un vino versatile, che ricomprerò sicuramente.

Negli anni, la Franciacorta ha saputo affiancare alla propria vocazione vitivinicola anche quella turistica: le cantine sono diventate luoghi da visitare, vivere e condividere. I Barisei ne sono un esempio: cantina, ristorante e spazio per aperitivi e degustazioni guidate convivono nella stessa realtà.

Se vi trovate in zona, vi consiglio di prenotare una visita con degustazione. Davide, il sommelier, vi accompagnerà in una vera e propria lezione sui Franciacorta: vi guiderà tra i colori dei calici e i profumi dei vini, coinvolgendovi anche nella ricerca dei possibili abbinamenti.

Tra un calice e l’altro abbiamo scoperto anche due ristoranti davvero ottimi: ristorante Canneto e Osteria Pane al Sale. È lì che abbiamo capito quanto il pesce di lago possa essere buono e saporito!

Spero che questa passeggiata nel mondo del vino vi sia piaciuta. Noi, intanto, abbiamo deciso di iscriverci al corso di Introduzione al Vino di ONAV: vogliamo imparare a conoscere meglio questo mondo e, magari, riuscire a raccontarvelo ancora meglio.