Dietro il banco di una bottega raccontato da Michele Cherchi

Nei paesi la spesa si faceva, e si fa ancora, nelle piccole botteghe (il macellaio, il fruttivendolo). Una volta a settimana i mercati rionali. Normale amministrazione, per me bambina di paese i supermercati erano un’entità mitologica legata ai lunghissimi viaggi su ruote verso le capitali.

Con il tempo ho scoperto che anche la città nasconde le sue perle che, sopratutto in questi ultimi anni, stanno riemergendo!

L’ultima volta che sono stata nella loro bottega ero nella disperazione più totale, la colatura di alici di Cetara mi stava facendo uscire matta. Poi una telefonata (di cui ricordo la cortesia) e nel giro di qualche ora condivo il mio risotto felice come una Pasqua!

Nei loro punti vendita si trovano i prodotti più disparati. Chicche, sconosciute ai più, che loro selezionano per i clienti che con il tempo hanno imparato a lasciarsi consigliare.

Un eleganza senza tempo impregna l’aria mescolata ai profumi di cose buone. Alle pareti e sui banchi le eccellenze della Terra Sarda e non solo, tutte con una storia da raccontare e che loro… I fratelli Cherchi non vedono l’ora di raccontarvi.

Ringrazio Michele Cherchi per essersi prestato come portavoce rispondendo alle mie domande sulla loro attività!

La vostra quando è nata è stata un’attività in contro tendenza infatti nel periodo del boom dei centri commerciali e grande distribuzione voi avete puntato su un’attività a conduzione familiare, oggi il tempo vi ha dato ragione, ma ci sveli il perché della vostra “rischiosa” scelta?

La Nostra attività nasce nel 1997 da una occasione che ci è capitata per caso. Premetto che noi non veniamo da una famiglia di commercianti, mio padre era un dipendente Enel mia madre casalinga. In quel periodo io ero uno studente di Scienze Politiche e mio Fratello Fabrizio era arruolato nell’esercito. La Bottega vicino a casa nostra, da cui noi ci approvvigionavamo, era in vendita ed ai miei genitori venne in mente di investire la loro liquidazione in quell’attività. La acquistarono e di fatto investirono su di Noi che, cambiammo vita e accettammo volentieri la scommessa. In verità il commercio un po’ ha fatto sempre parte di Noi perché in gioventù d’estate andavamo in giro per case a vendere uva e fichi portati da mio Nonno per poterci comprare gelati e altri piccoli sfizi. In ogni caso l’inizio dell’attività è stata una cosa assolutamente non programmata legata, in buona misura, alla voglia di provare a mettersi in gioco.

Perdonami la domanda un po’ inopportuna, ma c’è stato nella vostra storia qualche momento in cui il mercato vi ha “messo da parte” e come lo avete fronteggiato?

Nella nostra carriera ci sono stati ,e continueranno ad esserci, tantissimi momenti in cui le cose si sono fate dure e complicate,ma la voglia di andare avanti e soprattutto lo spirito di cooperazione e fratellanza ci ha fatto sempre reagire. In questo modo abbiamo trovato quale era la strada da seguire. Abbiamo sempre utilizzato questi momenti per riflettere e migliorare la nostra posizione. E oggi è ancora così.

Oggi i consumatori sembrano essere più consapevoli e per alcuni alimenti cercano l’eccellenza e il km 0. Secondo voi è un fenomeno passeggero legato alle mode oppure è davvero l’inversione di tendenza?

Il buon cibo non può essere una moda ed il km 0 non può essere un elemento di qualità assoluto.

Detto questo penso ognuno di noi sia dotato di una memoria gustativa legata più alla qualità del prodotto che al prezzo. Bisogna rispolverare quella qualità per poter fare degli acquisti più consapevoli. Bisogna informarsi di più e pretendere più informazioni da chi ci vende il cibo. Bisogna tornare a quel “rapporto di fiducia” che si creava tra commerciante e cliente.

Cercando di sfatare il mito che al mercato e nelle botteghe si spende di più. Cosa dovrebbero fare i piccoli produttori e le botteghe per riconquistare fette di mercato? Che cosa invece possono fare i consumatori?

Oggigiorno il risparmio “vero” è quello che si raggiunge ottimizzando tutto ciò che si acquista. Spesso e volentieri nei grossi centri non avendo nessun rapporto umano con la struttura ed il personale si è portati ad autogestire la spesa. Con il risultato di effettuare acquisti apparentemente convenienti guidati, in prevalenza, dal prezzo e non da un effettivo bisogno e soprattutto non supportati dalle giuste informazioni. Tutto ciò nelle Botteghe non accade! Dei professionisti sono a disposizione per aiutare, informare e, perché no, consigliare un acquisto consapevole. Noi lavoriamo in questa modo, la tendenza è quella di rendere la visita del cliente giornaliera consigliando un acquisto calibrato in funzione delle reali esigenze personali. La vendita a tutti i costi non è nel nostro stile.

I consumatori possono fare una cosa sola: informarsi e confrontarsi con il proprio negoziante di fiducia.

Nella vostra lunga esperienza avete incontrato tanti produttori di eccellenze sarde, pensate che valga ancora il detto “pagos e mal’unidos” oppure si è capito che l’unione fa la forza?

Ultimamente abbiamo visto che le collaborazioni possono portare a grandi risultati per cui Noi siamo assolutamente per l’unione fa la forza, pur rispettando le individualità e i propri punti di forza di ognuno. I Francesi in questo sono dei maestri.

Avete in cantiere dei progetti volti ad avvicinare i giovani e meno giovani alla vostra attività? Ce ne potete svelare qualcuno?

I Social, negli ultimi anni, ci hanno dato la possibilità di far conoscere e, per alcuni, rivivere l’attività della Bottega per cui continueremo su questa strada e rafforzeremmo il nostro sforzo in tal senso . Per quanto riguarda nuovi progetti vorrei attendere ancora un po di tempo prima di parlarne, ma comunque ci sono in cantiere delle bellissime novità!

Ancora un grazie immenso a Michele che mi ha anche dimostrato ancora una volta che il binomio Enel-cibo funziona! Sarà una coincidenza?! Staremo a vedere…


Rispondi