“Le donne dovrebbero stare in cucina” “Hai ragione io ci lavoro!”

Il 25 novembre è la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

Violenza non è solo quella che lascia i lividi blu sulla pelle.

Violenza è, anche, quella dei soffitti di cristallo che in tanti ambiti, per tanto tempo, hanno relegato le donne a ruoli marginali.

Nel Medioevo le donne dovevano occuparsi solo delle cucine domestiche e non potevano (se non raramente) esercitare il mestiere di cuoche perchè definite “avvelenatrici per antonomasia”.

Oggi ho scelto volontariamente di non raccontare storie di violenza.

No! Io voglio parlare di esempi.

Di donne che quel soffitto maledetto lo hanno frantumato e ora puntano al piano successivo.

Donne che tutti i giorni lottano per raggiungere i loro traguardi e per mantenere quello che hanno costruito.

Lei è una chef, il suo ristorante “Al Solito Posto” lo ha costruito con Alessandro, suo marito, che gestisce sala e cantina.

Serenella Medone per me è una delle “donne guerriere” dal quale trarre esempio.

Serenella Medone
La Chef Serenella Medone nella sua cucina

Quando ci siamo conosciute ho sentito una forza e una determinazione che raramente si incontrano.

Le ho chiesto (attraverso 4 domande) di parlarmi della sua esperienza di chef.

Mi racconti un po’ di te e del tuo primo incontro con il mondo della cucina?

Sono Serenella Medone, classe 1960, alle spalle ho una noiosissima carriera d’ufficio. Sono quella che viene definita “autodidatta”, anche se certamente uno stage da Enrico Crippa e l’aver lavorato con colleghi del calibro di Loretta Fanella hanno fatto la differenza. Svariati corsi all’Etoile e all’Alma, tanto studio e un instacabile entusiasmo mi hanno portato sino qui.

L’amore con la Cucina, quella con la C maiuscola, è scoppiato a casa di Niko Romito, allora in quel di Rivisondoli. Niko mi ha stregata e indirizzata verso la strada, credo, giusta.

Il resto è ancora in divenire.

tacos di pesce marinato
Tacos di pesce marinato

Numeri alla mano, le cucine di alto livello sono guidate, nella maggioranza dei casi, da uomini. Secondo te a cosa è dovuto questo fenomeno?!

Il lavoro di cucina è pesante e faticoso: poche le donne disposte a sacrificare tanto in nome di una carriera difficile, ma sono tante quelle brave e affermate; e ancor di più quelle brave e, ahimè, trasparenti! I problemi sono sempre quelli: la famiglia, i figli, l’assenza di tutele vere, ma le donne chef con famiglia e figli dimostrano ancora una volta che volere è potere.

ramen
Ramen ligure

Ti è mai capitato di sentirti osteggiata perchè donna? Se si come hai reagito?

Proprio osteggiata in quanto donna francamente no, piuttosto ignorata, questo sì, tutte le volte che vuoi. Meglio far finta di niente e passare oltre.

Come reagisco? Rido! Anche se sono incavolata nera… rido. Vado avanti e spesso do risposte molto poco diplomatiche, anche con citazioni in latino…ah quanto irritano! Poi mi chiudo in cucina, grugnisco e faccio esperimenti, rivoluziono la carta e… quanto si diverte quello che, a dispetto degli anni, io chiamo il mio cuore di ragazza.

Ma per i miei clienti io sono la Sere, non me la tiro, quando giro per la sala sono disponibile e sorridente e, quando loro tornano, mi ripagano di tanti sacrifici!

sponge-cake
Amuse bouche

Quale consiglio daresti a una giovane donna che vorrebbe intraprendere il percorso per diventare chef?

Un consiglio alle giovani aspiranti cuoche? Studiate, lavorate, siate infaticabili e curiose, andate avanti per la vostra strada senza troppi timori, ma con grande umiltà. Girate, fate stage, ma stage veri, non quelli che servono solo a fare curriculum! Cucinate col cuore e col cervello: create piatti che abbiano il vostro stile.

E… soprattutto divertitevi: questo è un lavoro talmente duro che senza un cuore ridente è veramente difficile andare avanti.


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