Una Notte da Chef: Michela Sorgia si racconta…

Sono indietro di molte interviste, lo so! Giovedì sono stata un filino impegnata!

Continuano le interviste dei concorrenti di Una Notte da Chef..

Professione: avvocato. Dopo il primo impatto formale è una bomba di emozioni, le stesse che si ritrovano nei suoi piatti.

Michela racconta la sua cucina!

Qual è il tuo rapporto con la cucina? Da quanto hai questa passione? Come è iniziata?

Il mio rapporto con la cucina comincia molto tempo fa ed è colmo di meravigliosi momenti trascorsi con mia madre.  Oggi mi piace dire che è stata lei ad insegnarmi i rudimenti, esattamente come si farebbe con un piccolo apprendista, facendomi trascorrere 30 anni in cucina di bassa manovalanza, mai una ricetta completa! Sempre pronta farmi sminuzzare il prezzemolo, pesare la farina, lo zucchero, andare a prendere nel ripostiglio quella pentola che non si usa mai.
In realtà erano occasioni di chiacchiere e confidenze tra mamma e figlia, tra donne, tra complici, occasioni grazie alle quali è nata dentro di me la passione per le ricette, le origini delle stesse, la storia degli ingredienti.
Quando sono cresciuta (già all’università) sfogavo il mio stress e la paura dell’esame da affrontare impastando.
Farina, acqua e uova lavorate rigorosamente a mano, riuscire a realizzare la pasta fresca mi ha sempre dato grandi soddisfazioni, ed ancora oggi è la mia vera valvola di sfogo.

Cozze e arselle su zuppa di cipolle all’acqua di mare e crostini di pane nero

Se dovessi scegliere un piatto in cui ti riconosci quale sceglieresti e perché?

Sarebbe un piatto di mare, fresco e non troppo elaborato. Un piatto dove riconosci subito gli elementi che lo compongono, dai gusti decisi e ben delineati. Potrebbe essere un cous cous ai frutti di mare.

Da dove è nata l’idea della partecipazione a Una Notte da Chef? Perché hai deciso di partecipare?

L’idea di partecipare ad “Una notte da Chef” nasce dalla proposta che mi ha fatto un giorno un amico, Michele Cabras, l’ideatore della stessa manifestazione. Lui conosceva il mio amore per la cucina oltre che la mia naturale inclinazione all’autoironia e la continua voglia di mettermi in gioco, così mi ha coinvolta, ed io mi sono fatta subito convincere, incosciente!

Malloreddus al ragù di mare alle erbe mediterranee

Come è nato il menù che hai presentato?

Il mio menù degustazione doveva rappresentarmi, tra un piatto e l’altro vi è un filo conduttore che unisce il mio legame alla cultura ed alla tradizione sarda, alla voglia ulteriore di ricercare e far emergere il gusto dei vari elementi che componevano ogni piatto ed in particolare i frutti del mostro Mediterraneo.
Così sono partita da “cozze e arselle in zuppetta di cipolle all’acqua di mare e crostini di pane nero al formaggio” come antipasto, un primo piatto di malloreddus “al ragù di mare”, per secondo  “involtino di branzino al guanciale con chips di carciofo e crema profumata alle erbe” . Ho concluso il menù con un dolce che porto nel cuore, “su pappai bianco” un antichissimo semifreddo semplice e perfetto nel suo equilibrio si consistenza e gusto, che esiste nella tradizione sarda dal ‘400 in tutte le sue declinazioni (tortino, come l’ho presentato io, o come ripieno dei ravioli fritti nel periodi di carnevale o ancora come crema della torta algherese) e di cui oggi si è per lo più persa la conoscenza.

Involtini di branzino ai carciofi su crema di ceci alla paprika affumicata e chips di carciofo

La sera del servizio sarà stata sicuramente faticosa, quali cose cambieresti? Quali segreti hai imparato?

La sera è stata faticosissima anche perchè era l’esito di due interi giorni trascorsi in cucina, una cucina professionale, che in concomitanza con le mie preparazioni continuava a svolgere il lavoro routinario e quindi servire la sala sia a pranzo che a cena, senza mai fermarsi, ma contemporaneamente aiutando me nella preparazione del mio menù.
Tutto lo staff è stato davvero professionale e allo stesso tempo ospitale ed affettuoso nei mie confronti.
Ho imparato che non bisogna mai arrendersi davanti ad una crema che stenta a rapprendersi, che le mani possono essere fatte d’amianto (anche se questo aspetto non vale per tutti allo stesso modo) e che la forza di volontà aiuta a superare anche gli ostacoli più importanti, fino a regalarti un sorriso stampato in faccia teso dall’emozione e colmo di soddisfazione grazie a persone dal palato sopraffino che mi hanno dato tanti consigli e molte soddisfazioni.
Non cambierei nulla dell’esperienza fatta, la rifarei con piacere se vi fosse l’opportunità e certamente la consiglierei a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, ma anche a coloro che dispensano recensioni al vetriolo sui vari siti web senza curarsi della fatica che si nasconde dietro ogni singolo piatto e della passione che c’è nelle mani che li realizzano.
Al di là del risultato finale che ancora non conosco, vorrei comunque ringraziare i giudici che il 23 febbraio erano schierati in formazione allargata, avendo accolto con se anche i grandi chef, già stellati Michelin, Paolo Simioni, Antonello Arrus, ed il maestro cioccolataio Chef Gianluca Aresu, i quali hanno contribuito a rendere unica la mia esperienza.

Rifaresti questa esperienza?

Vedesi la risposta precedente 😉

Biancu pappai con coulis di agrumi

Ci vediamo presto per raccontare la storia di Nicoletta Solinas…

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